Critica

Pittura solare, quella di Pasquinelli: luce, chiarità, limpidezza, felicità espressiva. Il Chiarismo lombardo, minimo movimento che ebbe però notevole importanza nel rinnovamento della pittura figurativa italiana, anche se la critica spesso se ne dimentica, è della prima metà del Novecento. Persico, critico illustre, sottolineò a quel tempo l’accostamento al postimpressionismo. Ma forse si trattò piuttosto di un particolare espressionismo mediterraneo, diverso da quello di Scipione e della Scuola Romana. Finora non è stata facile la vita per gli artisti limpidi, semplici, genuini, non irreggimentati, non soggetti a disciplina di partito. Quando si farà un’onesta revisione critica del Novecento, dovremo tenerne conto. Dovremo “scoprire” i valori completamente obliati, dare giusta collocazione agli “accantonati”, ridimensionare i sopravvalutati della politica dispotica. Il Novecento è stato un defilé di ismi, un moltiplicarsi sfrenato di ricerche. Poche le scoperte. Si cercava soprattutto l’originalità ad ogni costo. Ma di originale ormai c’è ben poco. Tutto è già stato fatto o tentato. L’originalità vera consiste, ancora e sempre, nell’angolazione da cui ciascun artista guarda e vede il soggetto-oggetto dell’arte; consiste nel suo sentire, nel suo vivere e soffrire i mali del proprio tempo, nel godere e sognare i beni supremi, nel capire i grandi perché della vita. Il resto sono giuochi intellettualistici, che raramente riescono a essere piacevoli. Pasquinelli è un ritrattista, che ama ritrarre anche il paesaggio. Lo studia a fondo, prima di proporlo sulla tela. Fa, per il paesaggio, quello che i pittori antichi facevano per il ritratto di persone. Le frequentavano, le studiavano attentamente, volevano vederle in tutti gli atteggiamenti possibili. Ecco perché, quando vediamo un ritratto eseguito da Velàzquez, da Raffaello, da Rembrandt, da Tiziano, oltre ad ammirare la maestria del segno, capiamo la psicologia del personaggio. Conosco Pasquinelli da anni, l’ho visto lavorare. È ancora un artista en plain air. Studia il paesaggio, lo sente, lo vive, vi s’immerge. Fa quel che fa il commissario Maigret di Simenon, quando dice di immergersi nelle atmosfere torbide nelle quali è maturato il delitto; le respira, lascia che gli scivolino addosso, lascia che il suo pesante pastrano col bavero di velluto s’imbeva di questi sentori. E Pasquinelli dalle atmosfere filtra, col suo tocco leggero, la poesia, in aloni di luce, di chiarità solare, di incantevole rimescolio di memorie. Il suo mondo è di sconcertante e sognante semplicità. È il piccolo borgo medioevale di Montecarlo, arroccato sul colle del Cerruglio, che domina la Val di Nievole. Dalla Fortezza di Montecarlo, il favoloso e discusso personaggio di Castruccio Castracani degli Antelminelli guidò il suo esercito alla vittoria nella battaglia di Altopascio del 1325. Sono il padule di Bientina e di Fucecchio, la piana lucchese, il mare di Viareggio, gli scogli di Castiglioncello. È un lavoratore solitario, carboncino, pennelli e colori, che sogna a occhi aperti, ma soprattutto pensa, medita, riflette. Il verbo che cerca di far suo è “capire”. È stato in giro per l’Italia e per l’Europa, ma sempre è tornato inequivocabilmente a Montecarlo. Il teatro di Montecarlo è dei Rassicurati e lui è rassicurato quando passeggia per il borgo, per le vie in saliscendi, quando passa sotto gli archi antichi, dai quali si affaccia la pianura scintillante nel sole. È felice, in mezzo alle celebri vigne del vin bianco più gaudioso di Toscana. La civiltà contadina è l’ultima che ci resta, dopo il collasso dell’industrializzazione, della globalizzazione, della crisi dei valori etici.

Raffaello Bertoli


  • Letizia Lanzarotti

    Colori unici e solari ambientazioni per il Maestro Roberto Pasquinelli. Le pennellate, spesse e materiche, rinfrescano l’atmosfera e risvegliano ogni elemento dal torpore estivo nel quale sono immersi, unendo alla sensazione di coinvolgimento una ebbrezza cromatica e sensitiva che suscita benessere e armonia. La passione unica che l’artista mette nella realizzazione dei suoi capolavori, è la base principale di una riconoscibilità assoluta, di un’abilità inimitabile nella resa di luci, delle ombre e dei colori, che interagiscono tra loro con encomiabile ricchezza cromatica e, allo stesso tempo, essenzialità formale. La rappresentazione della campagna come mondo incontaminato, privo dell’elemento umano, che lascia comunque il segno sul paesaggio. E la natura a respirare, con la sua dinamica forma dai cambiamenti repentini, ed è la Natura stessa a parlare, con i suoi fiori, i suoi frutti, le foglie ricche di sfumature ed elementi diversi che comunicano tra loro attraverso una ricca interazione.
  • Maria Rosaria Belgiovine

    Il particolare senso del colore traduce il suo linguaggio moderno e figurativo, con suggerimenti che nascono da un recepito quotidiano. Pasquinelli contribuisce con raro effetto ottico a dialogare con la natura, inebriando di luce spazi e forme dal chiarore incontaminato.
  • Margherita Biondi

    Roberto ha dimostrato che anche le tecniche più classiche, quando sono ben reinterpretate e personalizzate, possono diventare nuove, efficaci e inconfondibili. Dalle sue tele traspare la sua forte personalità di artista passionale e sensibile, il suo amore per il bello e per tutto ciò che è genuino, ma al di sopra di questo, non sfugge a nessuno il desiderio che ha l’Artista: di trasmettere messaggi di amore universale.
  • Alessandra Bruni

    Stiamo parlando di una pittura inattuale, distante dagli illustri predecessori storici, sia dalla Nuova Emotività del mondo contemporaneo. Una pittura dalle radici antiche (mi vengono in mente certi affreschi romani di scorci campestri a Ostia antica), intorno alla quale il mondo è profondamente cambiato, cambiandone la lettura e la destinazione d’uso.
  • Dino Carlesi

    Pasquinelli è un pittore che suole vivere appartato e silenzioso, pur mantenendo uno stretto legame affettivo con le persone amiche, con la sua terra, con i familiari: di questi soggetti rispetta la somiglianza, senza subirla, ed evitando di riproporci in modo pedissequo e ripetitivo le linee esatte dei volti, anzi affidando al colore il ruolo di evidenziare contrasti psicologici, differenze caratteriali, tensioni esistenziali. La sua cultura tipicamente “impressionistica” (i suoi amori: Degas, Renoir) gli consente di cogliere la varietà delle espressioni, giocando sempre con una “luce” che ha il compito di scivolare sui volti, creare intorno ambienti che facciano da contro canto al personaggio, e offrendo una pittura di grande gioiosità, lontana da introspezioni torbide e cupe.
  • Valentina Fogher

    Roberto Pasquinelli, più che un paesaggista, può essere definito come un “pittore dell’aria”. Infatti è un pittore d’atmosfera, ma non nel senso che crei atmosfere d’ambiente particolari, piuttosto che dipinga l’aria stessa, la quale, essendo così tersa, si carica di luce in ogni sua molecola e la riflette. Ed ecco che allora la sua pittura diventa tridimensionale e ci accoglie festosa. Noi, spettatori, ci troviamo a camminare giù per le dolci colline, attraversiamo i lunghi campi coltivati, ed intanto respiriamo quest’aria pura, piena di vita e di rinascita. Ci sediamo al limitare del bosco ed ascoltiamo il ruscello gioioso, assaporiamo il vento tra le spighe di grano e ci facciamo baciare dal sole dorato. Ma i protagonisti siamo noi, nascosti, perché sono paesaggi privati, dove noi restiamo incantati a guardare, immersi nella loro aria. E così come nei suoi personaggi Pasquinelli si apre in un caldo abbraccio, nei suoi personaggi riversa invece un attimo di meditazione più intensa, che ci confonde. Il tratto sicuro e definito della sua matita ed il tocco più morbido dei suoi oli delineano dei ritratti più meditabondi, dove forse più spazio viene dato all’introspezione ed ai sentimenti custoditi gelosamente, che però traspaiono attraverso i lineamenti segnati dei volti. Tranne che nei suoi autoritratti, è raro che queste persone ci guardino, si rivolgano a noi, ci sfidino. Il loro sguardo è altrove, ci evita, è fieramente schivo, mentre ne segue i pensieri assorti. Ma il pennello di Pasquinelli li accarezza, rasserenandoli: forse vorrebbero essere anche loro in quei gloriosi paesaggi di luce che l’artista ha d’altro canto lasciato sull’altro cavalletto.
  • Paolo Gestri

    La certezza della cultura e la fresca esecuzione sono i due poli entro i quali si svolge l’opera di Pasquinelli. Lo dicono impressionista, per certi tagli cézaniani e campitura alla Monet, o macchiaiolo, per l’idea del vero che suscitano certe stesure di colore, ma si potrebbe anche definire espressionista per la decisa concretezza di taluni brani.
  • Guglielmo Lera

    Paesaggi, dove il lavoro della terra, la solitudine dei boschi, il peregrinare dei tempi sugli stessi campi e le stesse colline, vivono la loro pensosa realtà. Scorci di fiume, rivissuti come simbolo del rapido fluire delle cose, in un mondo che si affanna a creare e a distruggere. Ogni quadro di Roberto Pasquinelli è un racconto, a cui le chiome degli alberi, i prati, i gesti delle persone forniscono spunti a una trama complessa e affascinante.
  • Giuliano Maggiorini

    Stagione dopo stagione L’Arte di Pasquinelli si nutre e si esalta dalla seducente terra Lucchese che il poeta Lamartine a sua epoca qualificò “l’Arcadia dell’Italia”. Con un virtuoso tocco “francigeno” – si riconosce la sua filiazione con gli impressionisti – esso magnifica i paesaggi che gli sono familiari e che sono altrettanti riflessi della sua “Arcadia interiore”. Artista in simbiosi feconda con la sua terra, Pasquinelli ci rivela tramite le sue opere che la Felicità non è una Terra incognita.
  • Mario Marzocchi

    Ecco infine il paesaggista esemplare, cui niente sfugge di quanto contribuisce a magnificare la bellezza dei campi lavorati, dei filari di vigne e di alberi, dei verdi boschi, che macchiano il dorsale delle colline sino alla sommità silente che si tinge di cielo. Tutto è armonia, tutto è poesia.
  • Liano Petroni

    A chi ama la pittura non può sfuggire il valore dell’impegno e dell’estro – un buon talento ben coltivato – di Roberto Pasquinelli. Nella scia, consapevole e perciò progressivamente voluta, di alcuni impressionisti francesi, come pure dei macchiaioli toscani – gli uni e gli altri rivisitati, assimilati, rivissuti, con prospettive originali – Pasquinelli si è creato uno stile personale nella scelta di due temi fondamentali: i paesaggi e i ritratti.
  • Vittorio Sgarbi

    Nella sua pittura aerea sento la volontà di fare pura pittura e basta… Si ricomincia a dipingere senza che ci sia alle spalle nient’altro che quello che tu hai visto in un attimo e riprendi, senza quindi storia, tradizione, cultura, che debbano pesare, comprimere fino a distruggere la tela.
  • Alessandro Tonarelli

    La sua pittura rivela grande pulizia interiore, che egli proietta in paesaggi rappresentati secondo parametri tipicamente impressionistici, farciti da un disincanto esistenzialista, che rifugge da introspezioni cupe, magnificando altresì la perfezione che è propria di ogni realtà naturale. Ogni dipinto di Pasquinelli è segmento di un medesimo percorso narrativo, che “racconta” cultura e vita di quella campagna toscana della quale l’Artista è espressione.
  • Faustina Tori

    Un pittore sensibile e raffinato che non perde mai di vista i veri valori dell’esistenza, senza perdersi nei meandri dell’incomprensibile e dell’assurdo.
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